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Asfodelo 

nella 

tradizione popolare

Asfodelo

Asfodelo

ASFODELO

Asphodelus ramosus  L.

L’Asfodelo durante la fioritura si distingue in mezzo ai campi per grazia ed eleganza; un fiore che assomiglia un pò ad un damerino in livrea; ama i prati soleggiati, invade i pascoli e s’inerpica su terreni rocciosi, le capre sono ghiotte dei semi e delle foglie sia fresche che secche. I semi mangiati e digeriti, sono il motivo principale della propagazione della pianta nelle zone da pascolo. L'Asfodelo contribuisce, per il suo stelo legnoso, come combustibile, ad accendere il fuoco nelle stufe a legna e nei caminetti, il suo nome (σφόδελος) (asphódelos) deriverebbe dal greco a = non, spodos = cenere, elos = valle, cioè “valle di ciò che non è stato ridotto in cenere” (S. Pignatti, 1982).

E’ una pianta perenne, che raggiunge il metro d’altezza, le sue radici sotterranee chiamate rizoma, sono costituite da mumerosi tubercoli commestibili difficili da estirpare perché molto profondi; nella prima guerra mondiale, venivano trasformati in farina per preparare un pane povero. L'Asfodelo è una pianta appartenente alla famiglia delle Asphodelaceae, è stata proposta dalla classificazione APG (2003) che nell'ordine tradizionale la collocava nelle Liliaceae; ed è conosciuta con diversi nomi comuni: Asfodelo mediterraneo, Asfodelo ramoso, Porraccio. 

Le foglie giunchiformi, nascono dal rizoma e si riproducono continuamente, arrivano a crescere fino a 70 cm d’altezza, il fusto cilindrico è privo di foglie con molte ramificazioni nella parte superiore, dove sono distribuiti i fiori. I fiori bisessuali, formati da sei tepali, simili a petali, sono di colore bianco dalla forma spatolata, striati di rosso nella parte centrale, raccolti in una spiga con la forma vagamente piramidale. Il frutto è una capsula allungata di forma ovoidale, triloculare, a coste evidenti; contiene molti semi di color bruno/neri.

L'Asfodelo, pianta tipica mediterranea fiorisce da marzo a maggio inoltrato, dal mare alla montagna, predilige terreni sassosi, pascoli aridi, ambienti degradati che condivide insime a piante di leguminose e euforbiacee. In piena fioritura è particolarmente gradita alle api, dal punto di vista di un apicoltore è una vera benedizione, pianta mellifera, il suo miele è molto chiaro e cristallino dal sapore particolare; nei prati d’asfodelo fa da cornice il pascolo d’erbivori che evitano di mangiare la pianta quando è in fiore per lo stelo, duro e legnoso.

In giardino, è anche una pianta ornamentale e per chi la volesse coltivare, l’asfodelo bianco, senza prelevare le piante in natura, perché è una pianta protetta; si raccolgono i semi delle piante spontanee, si seminano in estate in un terreno leggero, appena coperti, vanno tenuti all’esterno perché hanno bisogno di freddo per essere attivati. La loro crescita è inizialmente lenta. Si allevano in vaso fino al terzo anno quando possono essere messi in piena terra, a primavera o in autunno. Per creare una macchia folta le giovani pianticelle si pongono a triangolo ad una distanza di almeno 35 cm. Crescono bene in tutti terreni purché non siano troppo compatti in quanto soffrono di marciume radicale. Desiderano un substrato ben drenato e ricco di sostanza organica. La pianta si espone al sole o in luoghi poco ombreggiati.

E’ una pianta ricca di proprieta officinali e cosmetiche, come topico emoliente e rinfrescante veniva usata per lenire le inritazioni della psoriasi, per schiarire le efelidi e per lenire gli eritemi solari, impiegata come risolvente e antipruriginoso nei geloni e negli eczemi, per ammorbidire ed estirpare calli, duroni e porri, nelle foruncolosi, nell’acne giovanile (azione antisettica-cheratolitica). Cataplasmi con «la parte interna di tubero cotto, insieme con olio di oliva», i primi fiori ancora in boccio erano masticati per calmare il mal di denti.

Nell’anitchità erano piante sacre, coltivate intorno alle tombe per cibare i beati estinti. Ancora oggi vi è l’uso nelle popolazioni delle coste dell’Asia minore. “ecco perché alle soglie dell’Ade ci sta bene, oltre il prato l’ombra di un bosco (Odissea X 509)…Non lugubri gli asfodeli, anche se fiorenti laggiù: Ermete alla luce del sole compie il furto dei bovi, trascinati a ritroso, proprio in un prato di asfodeli (Inno omerico IV, 222 e 344)

Per i romani era un fiore sacro, associato al mondo dei morti rappresentava la resurrezione, era considerato il nutrimento delle anime e ancor oggi in alcuni paesi del mediterraneo è il simbolo dei defunti e si pianta sulle tombe. Per i Greci “Le anime di coloro che in vita non furono né malvagie né straordinariamente virtuose si aggirano invece sul Prato degli Asfodeli, un luogo bello ma debolmente illuminato.