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da Macerata Km 22

altitudine m. s.l.m.

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Una passeggiata...

 a Villa Buonaccorsi

A Villa Buonaccorsi ci accoglie Alessandro, figlio della Sig.ra Maria Francesca Panareo. La Signora Maria Francesca è vissuta nella Villa per un lungo periodo della sua vita essendo la pronipote della stessa Contessa Giuseppina Matteucci Buonaccorsi. Alessandro e Azzurra si impegnano a promuovere le visite guidate al giardino della villa, un percorso della durata di circa 30 minuti; le visite sono organizzate dalla pro loco di Potenza Picena il Lunedì-Mercoledì-Venerdì a partire dalle ore 17,30 – 19,30 per informazioni tel. 0733671758 - Cellulare: 3388677350.

La villa si erge sui resti di un luogo fortificato; racchiusa da mura ha alla destra dell’ingresso principale una piccola fortificazione dove un tempo vi era un cannone di difesa; ancora oggi è possibile trovare tra i vigneti li intorno alcune palle di ferro.

Una tenuta agricola della famiglia Buonaccorsi di Macerata, le sue origini risalgono al 1500, nei secoli a venire fu ristrutturata ed ampliata dall’architetto Pietro Bernasconi tra il 1745 e il 1750, suo contributo è rappresentato dal raccordo del corpo finale della villa con la conseguente creazione di un cortile interno e del monumentale ingresso, le scuderie i granai, la limonaia, i magazzini e la piccola chiesa barocca intitolata a S. Filippo.  

La tenuta si estende su una superficie di 5 ettari, dove si può ammirare il maestoso giardino all’italiana che degrada verso valle, ed è composto da 5 terrazze.

Agli inizi del XVIII secolo venne creato il cortile interno con ampie logge vetrate simili a quelle del palazzo posseduto dai Buonaccorsi a Macerata, attribuito all’architetto Mattia de' Rossi.

L'edificio della Villa, a pianta irregolare, si articola in diversi corpi di fabbrica racchiude il cortile con un portico ingentilito da quattro statue eleganti dello scultore Antonio Bonazza (1698 – 1763).

Una notevole attività della tenuta sembra databile intorno ai primi decenni del ‘900, fino alla morte del Conte Buonaccorsi avvenuta negli anni ’50, dopo non sembra si siano più attuati ulteriori ampliamenti. Intorno agli anni ’70, avviene invece un quasi completo abbandono della Villa, con la morte della moglie del Conte, la Contessa Giuseppina Matteucci Buonaccorsi. Nonostante tali eventi è grazie alle cure dei successivi proprietari che il Giardino Buonaccorsi è stato oggetto di una quotidiana manutenzione che lo ha conservato, in ottime condizioni.

Per  soggiornare

Agriturismo 

Le Rose e i Bambù

L’azienda agrituristica “Le rose e i bambù” è dolcemente adagiata sulle colline marchigiane, di cui si gode spettacolare e suggestiva veduta,nella zona di Potenza Picena a circa 100 metri sul livello del mare.

Oltre ad un soggiorno confortevole il luogo è in una posizione favorevole  per raggiungere altre località d'interesse storico e paesaggistico. Un luogo  pensato e realizzato per chi ama la tranquillità.

Contrada Giardino, 1 62018 Potenza Picena Macerata‎ 334 769 3920 sito www.rosebambu.com

 

Il giardino di Villa Buonaccorsi (XVI-XVIII sec.)

Il giardino di Villa Buonaccorsi (XVI-XVIII sec.)

Tra le dolci colline marchigiane è posto sulla sommità di Montesanto, a pochi passi dal mare nella provincia di Macerata, uno dei giardini all’italiana meglio conservati, il giardino  di Villa Buonaccorsi. 

Residenza di campagna dei Conti Bonaccorsi una famiglia gentilizia radicata dal XIII all XX, nel territorio di Potenza Picena. Il giardino del 1700 in stile barocco è probabile che sia stato disegnato dall'architetto Andrea Vici,  su un impianto già esistente del 1500. 

 

“Qui il tempo si è fermato” cosi scriveva Giorgina Masson del giardino di Villa Buonaccorsi alla fine del 1950, quando girava a fotografare con la sua Rolleiflex i bellissimi giardini italiani. 

Chiudendo gli occhi possiamo sentire il fruscio delle vesti delle nobildonne dell’epoca passeggiare nel  giardino e  bambini che corrono lungo i camminamenti delle terrazze adornate dalle statue del  Marinali poste tra parterre di bosso.

  

"Il bello non è un pensiero estetizzante ma un richiamo all’armonia e all’equilibrio, la bellezza ci sorprende e ci spinge a generare curiosità”, una frase che descrive bene la bellezza del giardino: “Cura del bello da Villa Buonaccorsi alla città ideale”.

Un confronto tra bello artistico e bello naturale in un dialogo tra Philippe Daverio e Paolo Portoghesi, dove la cura del bello vede e prevede la bellezza all’interno di un riconoscimento di idealità urbana. "La cura del bello"

 

Il giardino esposto verso sud-est è composto da cinque terrazze  che degradano dalla collina verso il torrente Asola; a est è protetto da un boschetto all’inglese, con alberi antichi, come pini, aceri, cipressi, tigli e lecci, nel sotto bosco edere, erbe officinali, cespugli di bosso, alloro e sambuco. 

   

Il boschetto cela un laghetto artificiale,  sedili e tavolini in pietra sparsi tra la vegetazione insieme ad alcune statue, non poteva mancare la grotta per la conserva della neve.

Il giardino segreto posto al primo livello di fronte al piano nobile della villa si estende fino all’ingresso della piccola cappella barocca intitolata a S. Filippo Neri. L’ingresso della cappella è sormontato da due cipressi sagomati ad arte topiaria a forma d’arco. Il giardino è composto da 4 aiuole molto basse di bosso, dove all’interno si ripetono geometrie di stelle e losanghe in pietra calcarea, nel centro guglie a forma di piramide e statue mitologiche sono poste negli angoli delle aiuole. 

I fiori sono stagionali, tranne alcune piante a bulbo, testimone delle coltivazioni dell’epoca. Al centro del giardino è posta una fontana con quattro statue raffiguranti le stagioni a simboleggiare il fluire del tempo. Il disegno di questo giardino è descritto  nel celebre trattato “Flora” Cultura dei fiori (1633-1638), del gesuita e naturalista senese Giovanni Battista Ferrasi.

Prima del secondo giardino si incontra un camminamento parallelo che attraversa  il giardino per tutta la lunghezza, questo camminamento è ornato da statue buffe e grottesche poste sopra una balaustra,  sino alla “Grotta dei Frati”, il nome corretto è in realtà "La Grotta del Diavolo" dove figurano i Santi Francesco e Antonio che all'apparizione del male si coprono il volto.  Le statue inserite in questo giardino sono 105 e quasi tutte provengono dalla bottega del vicentino Orazio Marinali (1643-1720) il cui nome è riportato su alcuni basamenti.

Il secondo giardino è tagliato perpendicolare da una scala centrale e all’ingresso sono poste due statue rappresentanti cavalieri dell’epoca, agrumi a spalliera nascondono il muro a sostegno del piano superiore. E’ il più ampio ed è composto da aiuole di bosso con geometrie regolari, alberi d’agrumi posti in vasi di cotto all’esterno delle aiuole, mentre all’interno  fiori stagionali come le zinnie, le dalie e i tagetes. Un vialetto centrale divide il parterre interrotto solo da due fontane opposte, e da guglie raffiguranti teste di leone.  

È inoltre chiuso a est da un pergolato d’edera (oggi in rifacimento) una galleria verde di antica costituzione, dove ancora oggi sono nascosti scherzi d’acqua.

Attraverso la scala centrale ornata da due statue che rappresentano le maschere della commedia dell’arte: “Arlecchino e Pulcinella”, si accede al terzo giardino detto: “Il viale degli imperatori”, così chiamato perché le statue sono rappresentate in vesti imperiali romane, con le teste cinte d’alloro, statue molto diverse dalle altre da far supporre una loro diversa provenienza.

Il giardino è molto stretto rispetto ai precedenti, con una siepe di bosso verso valle,  una piccola fontana nel centro; in fondo al viale troviamo una pregevole rappresentazione scultorea della dea "Flora" posta all’interno di una nicchia di pietra calcarea.

Il quarto giardino a cui si accede dopo avere attraversato un corridoio intermedio simile a quello esistente fra il primo e il secondo, è rappresentato da aiuole rettangolari di bosso, ricordano la regolare partizione di un orto o di un frutteto.

Il quinto giardino è composto da alte quinte d’alloro, sembrano accennare ad un labirinto che si snoda sino all’ingresso del bosco all’inglese, interrotto ai lati da due grandi fontane, dette peschiere, o forse una ragnaia che serviva alla cattura di piccoli uccelli dopo aver posto delle reti tra le fitte siepi.

In fondo al giardino una lunga costruzione delimita il confine con la vallata, questa costruzione chiamata limonaia, giardino d’inverno o aranciera, veniva usata per riporre tutti gli agrumi in vaso, cedri, aranci, mandarini e limoni, dal freddo dell'inverno.

Nel muro di fronte alla scala centrale è posta una nicchia dove si può ammirare un teatrino di marionette del 1700. Il teatrino o "Grotta di Cicco Birbo"  è rappresentato da un cacciatore in abiti dell’epoca che suona una trombetta, in passato aveva un fucile e una fiaschetta con della polvere da sparo. 

Alle sue spalle posti all’interno di tre nicchie, sono collocati gli automi, un turco suonatore di trombetta a sinistra e a destra un Pulcinella, al centro personaggi che battono il martello su un incudine a rappresentare una fucina. I pupazzi si muovevano tra suoni e giochi d’acqua un movimento meccanico e idraulico posto in un corridoio dietro alla nicchia.

Villa Buonaccorsi incarna la bellezza ferma nel tempo,  ci emoziona e ci sorprende in ogni angolo del suo meraviglioso giardino.