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La Malva sylvestris e gli orti di Roma imperiale

La Malva sylvestris e gli orti di Roma imperiale

Il nome è la contrazione del latino "mallire alvum" (ammorbidire il ventre) per indicare le proprietà salutari della pianta.

Non bisogna però abusarne, come imparò a sue spese Cicerone: in una Epistola racconta che, avendo esagerato con un pasticcio di verdure in cui la malva era dominante, dovette stare chiuso in casa più di dieci giorni...a causa di una potente diarrea!

L'uso della malva è antichissimo: se ne trovano già cenni in epoca romana e grecainfatti, gli antichi romani ed i greci, stiamo parlando del VIII secolo a. C., che la coltivavano sia come pianta medicinale sia come un comune ortaggio.

Sembrerebbe che Cicerone fosse ghiotto dei suoi germogli; che il poeta Orazio la mangiasse come un’insalata con la cicoria e le olive e che il poeta Marziale Marco Valerio la utilizzasse anche come digestivo.

Il giardino della Casa di Augusto

Le sue proprietà erano ben note anche nel Medioevo. A quell’epoca si pensava addirittura che la Malva fosse un potente afrodisiaco.

I fiori azzurri nel Ninfeo ellittico

Ma la fama di questa piantina non finisce qui, infatti, nel Rinascimento si guadagna l’appellativo di “guaritrice di ogni male”.

Nel Settecento e nell'Ottocento le signore ne bevevano il tè per perdere peso e depurare l'organismo.

La malva ci ricorda la storia degli orti che nell'antica Roma erano spazi verdi all'nterno del Palatino, rappresentano la storia delle specie vegetali, che hanno arricchito i nostri giardini in questi secoli.

Allestiti in maniera sontuosa in età imperiale, trasformati in parte in Orto Botanico dai Farnese, per accogliere soprattutto le nuove piante importate dalle Americhe, furono ripristinati nell’Ottocento ad opera dell’archeologo Giacomo Boni.

Accanto alla flora “classica” romana, si volle introdurre anche delle nuove piante che a partire dalla fine del ‘700 arrivavano dall’Oriente e dal sud Africa grazie all’intensificarsi degli scambi commerciali favoriti dal dominio inglese e che hanno costituito nel tempo l'erbario” della flora ornamentale italiana. Il vivaio che riuniva queste piante viene oggi riproposto negli Orti farnesiani.

Roma è sempre stata legata alle piante da un rapporto privilegiato (pensiamo per esempio alla sacralità del Ficus ruminalis, alla cui ombra sarebbero stati allattati Romolo e Remo), poiché era posta sotto la protezione di Flora, la dea della primavera e della forza vitale, tanto che l'erudito bizantino Giovanni Lido attribuisce all'Urbe proprio il nome sacro di Flora.

Informazioni

Orari dalle 8.30 a un’ora prima del tramonto.

Non si effettua chiusura settimanale. La biglietteria chiude un’ora prima Ingresso Palatino via di San Gregorio 30

intero € 12,00 ridotto € 7,50 Lo stesso biglietto consente l’accesso al Colosseo e al Foro romano

Informazioni e visite guidate Pierreci/Codess tel. 39.06.3996770039.06.39967700 www.pierreci.it