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LAVINIA TAVERNA I giardini della Landriana

LAVINIA TAVERNA I giardini della Landriana
 
alcuni brani di Lucilla Zanazzi tratti da “Paesaggiocritico”
 
Lucilla Zanazzi, racconta dell’amica  Laviania Taverna e del giardino della Landriana, nell’occasione della ristampa del libro “Un giardino mediterraneo”. Questo di Lavinia Taverna è un libro prezioso, innanzitutto per la sua storia editoriale. Pubblicato in un' unica edizione nel 1982 all'interno della celebre collana Rizzoli "L'Ornitorinco". 
 
Mi ero ripromessa di parlare ancora di alberi, di boschi, di erbacce, di luoghi incolti e della sottile guerriglia della natura contro l’invasione dell’uomo, invece sono caduta ancora una volta nella trappola del giardino. Ma non ne ho potuto fare a meno, perché si tratta della Landriana, un giardino italiano molto conosciuto.
 
 
 
Nasce così il giardino della Landriana con l’acquisto all’asta giudiziaria di una proprietà rurale nei pressi di Ardea vicina alla costa, a pochi chilometri da Roma, si estende per circa 35 ettari, nella zona di Tor San Lorenzo…
 
Lavinia Taverna autore: Sommariva, Emilio
 
Continua il racconto Lucilla Zanazzi;
Questo libro è molto interessante perché fu il primo in Italia (Pizzetti a parte) a raccontare di giardinaggio in modo molto diverso, non come un manuale tecnico, in cui la piantagione della rosa era descritta con lo stesso spirito idraulico dell’aggiustamento di un rubinetto, bensì come un’esperienza interiore, un accadimento, un percorso da seguire, un insegnamento.
 
 
…era il 1956, quando il Marchese Gallarati Scotti e sua moglie, Lavinia Taverna, dopo l’acquisto, decisero di chiamare la proprietà la Landriana, in omaggio ad uno dei nomi della famiglia Taverna. 
 
 
Leggendo il libro si scoprirà che quel giardino non è nato per dare degna cornice aristocratica alla sua nobile magione, in quel posto, che di nobiltà ne ha avuto sempre molto poca. E’ straordinario che uno dei più importanti giardini italiani sia nato in uno dei posti più degradati, popolosi e popolari dell’entroterra romano. Quello delle casupole a schiera, degli autless, delle spiagge mordi e fuggi e, con lei forse, dei vivai. Dunque un giardino nato quasi per caso, per amore, solo per amore.
 
 
Al momento dell'acquisto, però, il terreno era completamente spoglio, non vi erano alberi né arbusti ed era ancora infestato dalle mine e dalle bombe, residui di quella tragica guerra che in questa zona, in occasione dello sbarco di Anzio, aveva conosciuto uno dei suoi momenti più cruciali e decisivi. 
 
Il giardino nacque quasi per caso: l'intenzione originale fu quella di piantare degli alberi, soprattutto pini ed eucalipti, per fare un po' di ombra al casale e per frenare i venti che, fortissimi, soffiavano dal mare che distava solo quattro chilometri; più di 3.000 tipi diversi di piante provenienti da ogni angolo della terra, sono presenti in questa oasi botanica.
 
Questo libro l’ho comperato nel 1983 e mi ero entusiasmata all’idea che un giardino così importante e diverso fosse proprio nei pressi di Roma. Mi aveva entusiasmata l’idea che un’italiana scrivesse e trattasse di un giardino come una inglese. Come la Vita Sackville-West. Fra l’altro, a mio parere, questo stile di scrittura è proprio il punto debole del libro, almeno per me, perché lo trovo un tantino mieloso.
 
Ci troviamo quindi davanti al primo libro italiano di giardinaggio "raccontato" in prima persona: una giardiniera dilettante ma piena di passione, una donna che, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare da una marchesa, amava sporcarsi le mani di terra. 
 
Per quasi nove anni, un giovedì al mese lo passai a tavola con lei, con i miei e i suoi amici. 
 
Il suo amico conte Donato Sanminiatelli, contattò il famoso architetto paesaggista inglese Russell Page. Dal 1967 cominciò così una collaborazione tra quest'ultimo e Lavinia Taverna, allo scopo di dare al parco di Tor san Lorenzo una struttura e un disegno degni di questo nome.
Racconta Lucilla
Ho avuto modo di vedere gli interventi di Russell Page, ho visto scomparire molti degli interventi di Russel Page, non perché lei volesse cancellare la mano del grande giardiniere, ma perché il giardino è vivo, gli alberi crescono, le proporzioni sballano, il luogo soleggiato può diventare ombroso.
 
Russell Page arrivò alla Landriana nel 1967 e comprese subito che avrebbe dovuto dare al giardino una struttura molto forte e ben disegnata, in modo che potesse accogliere le centinaia di varietà già presenti e imporre ordine e rigore alla magnifica collezione di piante della Marchesa. Page suddivise il grande giardino in spazi circoscritti dal disegno fortemente geometrico sottolineato da siepi e vialetti. 
 
C’era ancora il grande glicine in mezzo al prato, lasciato crescere a fontana. C’era ancora il viale degli agapanti… Lo spazio destinato da Page per le rose da taglio era già diventato il giardino degli aranci a palla. C’era già la valle delle rose, il grande lago con i taxodium e gli enormi agnocasti provenienti da piccole talee che Pizzetti aveva raccolto sulle rive di un fosso in Grecia.
...Lei era molto attenta ai volumi, quando una pianta diventava troppo grande la spostava e la sostituiva. Con quelle piante scalzate creava nuove stanze, nuovi giardini. Aveva quasi un’ossessione per i tappezzanti copri-suolo: ne aveva sperimentati centinaia.
 
Oggi, la Landriana costituisce uno stimolo ed una fonte d'ispirazione preziosa per chiunque intenda avvicinarsi al giardinaggio, sia con un approccio poetico e riflessivo, sia con un'attitudine più concreta e scientifica.
 
foto dal sito Aldobrandini.it