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Usi e tradizioni delle popolazioni dell’America latina

La storia di questa pianta è fitta di mistero era usata come droga nei riti religiosi e per comporre filtri di magia. Gli Aztechi la chiamavano tolohuaxihuitl, in Perù chamico, huanto, huancancha; era considerata pericolosa, in grado di produrre se ingerita la febbre, la dissenteria, colpi di calore e sete, nonché sincopi e svenimenti, e come antidoto era consigliato il succo di ribes. Nella tradizione dei paesi andini la pianta chiamata tonga, era usata per entrare in contato con il mondo degli spiriti. 

Immagini dal Manoscritto azteco De la Cruz-Badianus, conservato presso la Biblioteca Nacional de Antropología e Historia di Città del Messico.

C’è un rituale per estrarla dal terreno, con un arbusto che era in grado di toccarla senza ferirla, la pianta si estraeva per esser poi usata nei riti dagli sciamani. La pianta era divisa in 4 parti chiamate teste, la radice era il simbolo del potere, lo stelo e le foglie come medicamento, i fiori erano usati per uccidere e per far impazzire rendendo schiavi, infine i semi allucinogeni sono la parte più potente della pianta. La preparazione, il consumo e l'uso della datura, differiscono da cultura a cultura: i semi della pianta, o la radice, erano ridotti in poltiglia assieme a qualche bevanda e in seguito ingeriti. 

Nell'area del Rio delle Amazzoni, in Brasile, era usata per far cadere in trance lo sciamano, nell’area di Panama e nella Colombia il suo uso è rivolto alla ricerca dell'oro per mitigare la fatica. In Ecuador alcune popolazioni la usavano durante le cerimonie d’iniziazione dei giovani. Carlos Castaneda, l'antropologo peruviano studiò per diversi anni sotto la guida dello stregone yaqui Don Juan, racconta le proprie esperienze con la pianta della datura.

Questa droga, a causa degli alcaloidi contenuti che sono tanti possono dar effetto a fenomeni pericolosi, che vanno da stati transitori di psicosi a stati di coma irreversibile.

L'erba del diavolo

L'erba del diavolo

E’ sorprendente quante piante si possono incontrare durante una passeggiata lungo la banchina del fiume Tevere dentro la città, una biodiversità vegetale che ha lasciato al vento il compito di riprodurre la maggior parte delle piante, nate spontaneamente dal limo fertile del fiume.

Spontaneamente vi hanno trovato dimora alberi come il platano, il pioppo bianco, l’olmo campestre, piante annuali come l’artemisia o piante perenni come il luppolo; a sorprenderci di più sono le velenose come lo stramonio, chiamato anche: “Erba del diavolo”, cresce orgoglioso ai margini del fiume e si fa notare per i suoi fiori e per le sue grosse capsule spinose di un verde intenso che brillano al sole. 

Lo stamonio ha un fiore a corolla bianca dalla forma tubolare con 5 petali saldati e acuminati, petali leggermente pieghettati da sembrare un vestito; il fiore si chiude durante il caldo del giorno, per aprirsi di notte nel buio dello spazio dove il fiore bianco sembra danzare!

Chiamata l’erba del diavolo, la Datura stramonium, appartiene alla famiglia delle solanacae, cresce ovunque, originaria dell’America tropicale; si racconta che fu diffusa in Europa dal popolo nomade degli Zingari provenienti dalle regioni caspiche dove la coltivavano come pianta medicinale. Predilige un terreno incolto e ruderale, cresce vicino ai fiumi e si trova in mezzo alle colture di cereali. Per la sua alta concentrazione di alcaloidi è una pianta velenosa in tutte le sue parti, principalmente lo sono i semi.

Pianta erbacea annuale, presenta una radice a fittone e può raggiungere due metri d’altezza. Le foglie sono alterne di grandi dimensioni, picciolate con il margine dentato-frastagliato.

La fioritura avviene tra luglio ed ottobre; i fiori ermafroditi lunghi fino a 10 cm e solitari, rimangono chiusi durante il giorno per aprirsi di notte.