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In giardino

Da questa specie sono derivate alcune varietà di piante ornamentali, fiori doppi dai colori accesi che oscillano dal bianco al blu e al lilla e le sue capsule essiccate sono utilizzate per le composizioni floreali.

Per gli inglesi si chiama "love-in-a-mist", ovvero "Amore in una nebbia". Nel giardino i semi delle bacche, neri e rugosi, possono esser messi direttamente a dimora in aprile, o al caldo in febbraio, per vederle fiorire verso la fine di maggio.

La Nigella è una pianta che non ama il freddo, se si spostata bisogna fare molta attenzione alle sue radici molto delicate, altrimenti si rischia di rovinare la pianta. Predilige le zone soleggiate, se coltivata in vaso, va individuata una posizione in cui arrivi direttamente la luce del sole; se seminata in terra la zona deve esser esposta al sole almeno 6 ore, con la luce diretta, durante l'arco di una giornata. Regolarmente annaffiata, senza esagerare, è sufficiente 2 volte la settimana, nei periodi più caldi va controllata l’umidità de terreno, anche se sopporta bene la siccità.

Alcune varietà dai giardini inglesi:

'Miss Jekyll', ha fiori nelle tonalità indaco-blu che sembrano galleggiare tra le foglie tagliate finemente. I fiori sono uno spettacolo durante la fioritura nei mesi estivi, sia che siano sul prato o nella tradizione del giardino inglese. Alla Nigella damascena 'signorina Jekyll' è stato attribuito il premio di RHS Garden Merit.

'Persian Jewels' ha delicati fiori dal rosso-rosa, al blu-viola scuro, o al blu e bianco; i fiori sembrano che galleggiano nella nebbia.

'Cambridge Blue' ha lunghi steli e fiori doppi di un azzurro intenso, ottima anche per i fiori da taglio. Esiste una varietà nana, la 'Blue Midget', che difficilmente supera i 20-25 cm. Fiorisce dalla primavera sino all’autunno, in terra o in ciotole appese.

Tutte le Nigelle hanno grazia e bellezza, splendidi colori e danno un tocco scompigliato nei nostri giardini.

Foto Pinterest

Nigella damascena L.

Nigella damascena L.

La Nigella damascena è una delle piante spontanee più aggraziate che possiamo incontrare facendo una passeggiata in campagna, cresce fino a 800mt. Appartiene alla famiglia delle ranuncolacee e cresce spontaneea in tutta la fascia del Mediterraneo, fiorisce in tarda primavera, dove trova il suo habitat migliore tra prati incolti e ben drenati, campi aridi e sui bordi di sentieri assolati. Ha diversi nomi popolari: damigella, fanciullaccia, strega, scapigliata, occhio di pavone, barba di frate. 

I nomi le sono stati attribuiti sicuramente per le sue brattee, così sottili come capelli che le conferiscono un’immagine di chioma scompigliata, spettinata. E’ un’erbaccia annuale, il suo fusto raggiunge i 25 – 40 cm d’altezza, i suoi fiori solitari e delicati sono composti da 5 petali sui toni dell’azzurro a volte pallidi a volte intenso. 

La nigella deve il suo nome dal latino “nigellus” nerastro diminutivo di nero, per il colore dei suoi semi rugosi e triangolari, racchiusi nell’interno del frutto a forma di capsula.

C’è stato un tempo che il delicato colore dei fiori si trovava tra le spighe del grano maturo tra fiordalisi e gladiolo dei campi. Oggi la chimica le ha sterminate, rendendole a rischio d’estinzione; tra le sementi del grano è difficile trovare i suoi semi infestanti.

Ha dei semi aromatici dal vago profumo di fragola, in passato si usavano per aromatizzare, liquori, confetti e focacce.Questa pianta, già citata nella Bibbia era conosciuta al tempo degli antichi romani, facente parte della medicina tradizionale coranica. In Europa è stata utilizzata fino al XVII secolo poi a poco a poco abbandonata; mentre in India è ancora apprezzata in cucina e come fitoterapica.

 

 Alcuni brani tratti dal libro “Elogio delle vagabonde” di Gilles Clement 

Clement sceglie la nigella per realizzare un "giardino blu" in un paesino nel cuore della Borgogna nel dipartimento  Yonne.

"Avevo scelto la nigella, accompagnatrice naturale delle messi, lei che si lascia scivolare la rugiada con quelle foglie e quel blu delicato dei fiori tra i culmi dritti. In una regione coltivata a grano - dove appunto ci trovavamo noi - la nigella e il suo corteo di messicole dovevano proprio spassarsela. Sembrava esser fin troppo presente allo stato spontaneo, ossessionante. Non facevano che lamentarsene.

Esso conclude il capitolo sulle nigelle, chiedendosi come si salveranno l'erbacce?

“Un secolo e mezzo dopo, la questione si pone in altri termini. Bandite dai luoghi dove crescono spontaneamente, spetta forse al giardiniere dare accoglienza alle malerbe”