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PIANTE TINTORIE DELLA SARDEGNA

PIANTE TINTORIE

PIANTE TINTORIE


IL GUADO

Fra le piante tintorie una delle più antiche, il Guado, nell’antichità conosciuto anche come “Oro blu”, è ora al centro di una interessante riconsiderazione, come risorsa sostenibile ed ecocompatibile, in molti paesi, fra cui l’Italia.

 

Nel XIV la coltura del guado si estese soprattutto in Normandia e questa provincia fornì ai tintori di Rouen il blu di Persia, di cui i paesi orientali erano grandi acquirenti. Le regioni maggiormente rinomate per la produzione di guado erano la Germania, la Francia e l'Italia dove il guado divenne quasi indispensabile ai produttori di panni di lana perché ottenevano un bel colore blu in diverse sfumature fino al nero con un costo di produzione contenuto. In Toscana tra il 1300 ed il 1500 la lavorazione del guado aveva un ciclo produttivo completo e autonomo: produzione agricola, raccolta delle foglie nei campi, macerazione e raffinazione, confezione in pani della materia colorante, collocazione del prodotto finito in magazzini appositamente apprestati. Appositi Statuti in quel periodo codificavano con severità le tecniche di produzione ed i criteri di commercializzazione. Per approfondirewww.lammatest.rete.toscana.it

 

LA MELOGRANA

È una pianta antichissima, i cui fiori e frutti sono ricordati nelle leggende mediterranee e mediorientali. La melagrana é il frutto per eccellenza delle antiche civiltà mediterranee. Pomo della discordia tra Afrodite, Era e Atena, nel giudizio di Paride, é citata più volte anche nel Vecchio Testamento, tra le piante della terra promessa, come pure nei testi buddisti. Furono i Romani a denominarla Malum Punicum, avendola conosciuta nel Nord Africa, nei dintorni di Cartagine. Considerata simbolo di prosperità e ricchezza e quindi coltivata in molto luoghi, nella Spagna meridionale la pianta era tanto presente da aver dato il suo nome alla città di Granada.

Grazie alla presenza di tannini e di flavonoidi, le pigmentazioni estratte dalla scorza della melagrana e dalla corteccia delle parti legnose della pianta sono particolarmente solide alla luce e ai lavaggi, una volta fissate sui tessuti, sia di fibra animale (lana, seta) che vegetale (lino, cotone, canapa e altri). Vasta anche la palette delle colorazioni ottenibili: dal giallo freddo delle bucce della melagrana ancora acerba, a quello dorato estraendo il colore dalle bucce a maturazione, all'arancione ottenuto estraendo il colore dall'intera bacca. Dal grigio tenue al nero intenso, sviluppando il colore in presenza di solfato ferroso. Diversi toni di verde cupo, dal bottiglia allo smeraldo – ancor oggi ammirabili sui tappeti anatolici antichi – si possono ottenere, secondo un'antica ricetta babilonese, facendo bollire della lana precedentemente tinta in blu con lndaco in un decotto di scorze di melagrana. Grazie alla sua duttilità cromatica, il colorante fu molto usato in Europa anche nella stampa a mano su tessuto nel corso del XIX secolo. Per approfondire: www.giardinaggioweb.net

La Alkanna

Dalle sue  radici gli antiche greci estraevano il colore, fatto virare al rosso, per i termometri. In India e in Africa le donne amano utilizzarne la polvere per decorarsi il corpo. Ce n’è una “vera” e una “falsa”, ma entrambe hanno virtù tintorie. Stiamo parlando dell’Alkanna, pianta preziosa.

Ha foglie glabre, piccole, ovali e i fiori gialli. Originaria dell'Arabia, è stata coltivata fin dall'antichità in Egitto e altre regioni dell'Africa. Dalle foglie secche si estrae una sostanza colorante che viene utilizzata, soprattutto in Africa e in Medio Oriente, anche per tingere capelli e barba di colore rosso-mogano o biondo rossastro. In Nord Africa e in India le donne amano disegnare decorazioni elaborate su tutto il corpo sciogliendo la polvere della pianta in una soluzione di tè. L'uso dell'Alkanna come pianta tintoria risale fino ai tempi antichi: la utilizzavano infatti sia gli Egizi che i Greci e i Romani. Per tingere le fibre naturali si utilizza la radice sotterranea. Questa, in soluzione acquosa o alcolica, dà un liquido rossastro. Il principio colorante è l'alkannina o ancusina, un naftochinone, e si possono ottenere diverse sfumature sia al variare del sale mordente utilizzato (viola con allume, azzurro con acetato di piombo, rosso-bruno con cloruro stannoso) che dalla metodica di estrazione. www.giardinaggioweb.net

La Robbia

La Robbia ha costituito sin  dall'antichità la principale fonte di colorazione rossa, per le fibre tessili, le pelli e le pitture murali. Citata nelle opere di  Ippocrate ,Teofrasto e Dioscoride, che ne menziona la coltivazione in Toscana, era usata dagli antichi Egizi  per la tintura del lino.Vediamone insieme le caratteristiche per poi, seguendo la ricetta di tintura, sperimentarne le proprietà coloranti.

 

Robbia dei Tintori è una specie coltivata e si riconosce per la maggiore dimensione della parte aerea e dell'apparato radicale, oltre che per il colore verde chiaro di fusto e foglie, che si seccano completamente in autunno, per poi rivegetare in primavera. Robbia selvatica invece si caratterizza per essere sempreverde ed avere foglie più piccole, coriacee e di color verde più scuro. La pianta di robbia predilige terreni profondi, permeabili e freschi, per permettere alle radici (parte da cui si estrae il pigmento), di svilupparsi meglio in lunghezza e grossezza. La raccolta delle radici si fa nel periodo settembre-novembre, durante il terzo anno di coltivazione, quando la pianta raggiunge il massimo del suo potere colorante. Vanno fatte seccare al sole, dopo averle liberate dalla terra, senza lavarle.www.giardinaggioweb.net

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