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Storie di piante

Il Bosso, nell’antichità era considerato, come altri arbusti sempreverdi, sacro, emblema di vita e d’immortalità.

Nei paesi nordici, la domenica delle Palme è usanza porgere un ramo di Bosso con lo stesso significato tradizionale attribuito

 all’Olivo. Come simbolo di fermezza e perseveranza il suo legno, ancora oggi, è impiegato per fabbricare i martelli dei rituali 

massonici. Utilizzato in dosaggi ridottissimi era considerato nella medicina popolare un rimedio per combattere i reumatismi

e un sostitutivo della chinina nella lotta contro la malaria. Era usanza popolare confezionare

corone mortuarie con i suoi rami. Il decotto delle foglie, di colore rossiccio, serviva per

tingere i capelli. 

La Brionia, per la sua energica azione congestionante sull’apparato uro-genitale era impiegata, in passato, come abortivo, 

spesso con effetti collaterali di elevata gravità. Altri antichi impieghi di questa pianta erano come revulsivo in caso di reumatismi 

o sciatica, con gravi effetti collaterali di tipo infiammatorio e vescicante; come emmenagogo; come vermifugo. 

I pastori della Marsica adoperavano l’infuso vinoso della sua radice per contrastare le febbri malariche.

Aconito Europeo, in antichità era simbolicamente legato alla vendetta e al maleficio. L'estratto spalmato su frecce,

spade, lance o miscelato ai cibi, trovava molteplici impieghi nell'ambito di vendette politiche militari o familiari. 

Nel Medioevo veniva usato, insieme con Belladonna, Giusquiamo e Mandragora, nella preparazione di bevande o unguenti ad 

azione psicotropa con effetti collaterali ovviamente gravi e spesso ad esito mortale. Nelle campagne le radici, pestate e aggiunte

 a carne macinata, venivano impiegate per uccidere lupi, volpi e altri animali selvatici, da cui il nome

popolare "Erba luparia".

(Fonte ISPESL Istituto della Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro)

 

Piante Velenose

Piante Velenose

Già Paracelso, nella prima metà del XVI secolo, aveva intuito che ogni sostanza può esser un veleno e che nessuna sostanza è perfettamente innocua: soltanto la quantità ne determina la velenosità.

Dietro la bellezza di molte piante si celano a volte sostanze velenose che provocano quando, ingerite o toccate, irritazioni, nausea, vomito, crampi.

Alcune piante possono esser tossiche; quindi prima di farne un uso edibile è opportuno conoscerle a fondo, perchè può risultare tossica anche solo una parte della pianta.

Un esempio il seme di ricino risulta molto velenoso se masticato, mentre l’olio dello stesso ha molte proprietà.

Queste piante possono trovarsi in ambienti familiari come giardini e parchi pubblici, ma anche in ambienti spontanei come i prati. Se andar per erbe è piacevole e rilassante è bene prepararsi accuratamente e mai improvvisarsi, meglio affidarsi a persone che conoscono veramente le erbe.

Bosso

Il Bosso o anche comunemente chiamato Mortella; della famiglia Buxaceae è un arbusto sempre verde, arriva da 2-8 metri d’altezza, ha una chioma folta composta da rametti angolosi, foglie opposte grevemente picciolate con lamina coriacea lucida sulla parte superiore, fiori piccoli gialli all’ascella delle foglie. Il frutto è formato da una capsula bruno verdastra, coriacea e oblunga di 7 mm, contenete semi nero lucido.

Il suo habitat sono boschi radi, luoghi pietrosi, rocciosi, rupi, terreni calcarei e arenacei, cresce dal livello del mare sino a 800 metri d’altitudine. E’ coltivato come pianta ornamentale per decorare giardini e aiuole.

La sua velenosità è sia per contatto e per ingestione di tutte le parti della pianta, in particolare: “Foglie, fiori, e frutti; per contatto dermatiti allergiche, per ingestione, gravi disturbi gastro-intestinali, con vomito e diarrea, possibili convulsioni”.

Brionia

Anche chiamata: Zucca selvatica, Zucca marina, Zucca Matta, Vite Bianca, Vite del diavolo, Pianta delle fate; della famiglia delle Cocurbitaceae. E’ una pianta spontanea, erbacea rampicante, ricoperta da peli corti e ghiandolosi, radice grossa, tuberosa e fusti angolosi che raggiungono i 2 – 4 metri di lunghezza. Foglie brevemente picciolate con lamina provvista di nervatura palmata di forma triangolare con 5 lobi arrotondati. I fiori su racemi ascellari, piccoli gialli. I frutti sono una bacca sferica di 7-8 mm rossa intenso quando è matura. Fiorisce da aprile a giugno.

Abita boschi, boscaglie rade e umide, arbusti, siepi, e macerie, bordi di corsi d’acqua e di strade cresce dal mare, fino a 1000 metri d’altitudine.

Velenosa tutta la pianta in particolare: radici, frutti e semi. Il contatto provoca dermatiti allergiche, per ingestione irritazione della mucosa gastro-intestinale, nausea, vomito, violenti dolori addominali, diarrea e infiammazione delle vie uro-genitali.

Aconito Europeo

Chiamato anche Aconito giallo; Erba di volpe; Lupaia; Luparia; Aconito di Lamarck; Vulparia, della famiglia Ranunculaceae. E’ una pianta spontanea perenne, alta 50-120 cm, fornita di una grossa radice fibrosa, fusto eretto cilindrico, foglie basali picciolate con lembo palmato-partito, foglie cauline simili, ma sessili, i fiori crescono su una pannocchia ramosa e fogliona di colore giallo, formati da 5 petali di cui quello superiore a forma di elmo. Il frutto un follicolo che si apre lungo la sutura ventrale contenente semi scuri. Fioritura da giugno ad agosto.

La pianta, si trova spontanea nei boschi montani umidi, nei boschi di conifere, da 1000 mt ai 1600 mt d’altitudine, fiorisce da giugno ad agosto spontaneo in Italia. Oltre alla specie selvatica ne esistono altre coltivate nei giardini a scopo ornamentale. Tutte sono caratterizzate da un'elevata tossicità

La pianta è nociva tutta in particolare le radici, a contatto è irritante delle mucose della bocca, ingerita provoca formicolio e intorpidimento della mucosa orale che rapidamente si estende agli arti e al tronco, intenso malessere, nausea, vomito, alterazione del ritmo cardiaco, convulsioni e possibile paralisi, nei casi più gravi la morte.