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Un filo d'erba: le piante tessili

Un filo d'erba: le piante tessili

La natura nella sua completezza ci regala una varietà di piante, di fiori e di foglie, utili alle nostre necessità, così attraverso le fibre vegetali abbiamo creato un filato con il quale si può ottenere un tessuto che mantiene tutte le caratteristiche naturali della pianta.

Il viaggio dentro la storia delle piante da filato inizia con…


Il lino che è una pianta erbacea, annuale e perenne, appartenete alla famiglia delle linacee con più di 200 specie. Viene coltivata come pianta tessile, dal suo stelo si ricava una fibra adatta alla tessitura. La più comune è “Linum usitatissimum L., un erba dal fusto eretto che raggiunge circa un metro d’altezza, le sue foglie sessili, alternate e lanceolate sono grandi e allungate; i fiori di colore blu violetto, variano fino al celeste, sono simmetrici hanno cinque sepali e cinque petali, dieci stami e circa dieci semi. 

Il lino si semina tra la metà di marzo e la metà di aprile, cresce in circa cento giorni; il raccolto si effettua per estirpazione dopo cinque settimane dalla fioritura; i fusti legati in fascine vengono lasciati sul terreno a macerare naturalmente, allo scopo di liberare dal libro la corteccia e le fibre degli steli, avviando un processo di fermentazione indotto da funghi e batteri; dalla separazione si ottiene il “tiglio”. 


Le fibre hanno una lunghezza che varia dai 30 al 150 cm e sono di un colore che va dal giallo al grigio argento lucido. La pianta del Lino si adatta a diverse condizioni ambientali: da quelle calde indiane a quelle fredde e umide dell’Europa, cambiando anche la qualità della fibra che  soffre anche la competizione delle pianti infestanti che ne diminuiscono il valore. Si ottiene così una fibra tessile leggera dalle sfumature particolari, con un’elevata resistenza, molto fresca. Nell’800 rappresentava la più importante fibra vegetale utile alla produzione dei capi d’abbigliamento fino all’avvento del cotone.


Il lino è un pianta rustica, usata come pianta ornamentale nei giardini essendo di facile coltivazione; varie sono le specie:

Lino alpinum pianta dall’elegante fioritura di un celeste intenso, predilige luoghi sassosi e calcarei.

Linum perenne è una pianta alta circa venti cm ha fiori azzurri a calice, ideale per le bordure con un portamento denso e ordinato ha una fioritura abbondante tra maggio e giugno;


Foto di Daniela Longo

il Lino campanulatum ha fiori gialli che sbocciano in estate, predilige giardini in posizioni soleggiate e si coltiva anche in vaso.

Il viaggio continua con…

La Ginestra, appartiene alla Famiglia delle Leguminose, comunemente è una pianta cespugliosa, cresce spontanea ovunque, e predilige zone collinari e rocciose, in primavera colora di giallo il paesaggio e i fiori ne profumano l’aria. In Italia esistono circa venti specie le più note sono: Ginestra di Spagna o odorosa (Spartium junceum) e la Ginestra scoparia o detta dei carbonai (Cytisus scoparius) è un arbusto sempre verde, con un fusto cilindrico legnoso di colore marrone chiaro, le foglie caduche sono rade e glabre di un verde intenso.

 I fiori ermafroditi sono riuniti in racemi posti all’estremità delle vermene o rametti, la corolla è composta da 5 petali con il vessillo più lungo. Fiorisce da maggio a luglio inoltrato. La Ginestra si raccoglie dopo la caduta dei fiori, tagliando le vermene (rami) più lunghe e meno ramificate. Da essa si ottiene una fibra che trova numerose applicazioni tessili: come cordame, tele per sacchi, tappeti e stuoie, e da poco è usata nella bio-edilizia e nell’industria automobilistica.


Oggi la tradizione della lavorazione artigianale della Ginestra la si trova in Calabria e in Lucania, una tradizione importata a partire dalla metà del XV secolo, dalla vicina Albania, quando uomini e donne si insediarono in Basilicata portando i loro usi e costumi, come lavorare i filati grezzi come il filato di  Ginestra che cresce abbondante in Albania.


   

Si tagliano i rami più grandi di ginestra dopo la caduta dei fiori che avviene tra Luglio e Agosto. Per ottenere il filato si procede a macerare le vermene legate in fascine, messe a bollire con la cenere e la soda, dopo raffreddate si passa alla scorticatura che avviene in acqua corrente dove vengono lasciate a macerare per qualche giorno, asciugate al sole le fascine vengono battute con robuste mazze di legno; lavate accuratamente e asciugate si procede alla cardatura che si effettua con appositi pettini. La fase più impegnativa è la filatura: la trasformazione della fibra in filato; la fibra viene attorcigliata sulla conocchia e con un movimento rotatorio attorciglia le fibre su se stesse producendo un filo continuo pronto per essere tessuto.


La canapa sativa é una pianta erbacea annuale, dalla quale si ricava una fibra tessile resistente ed elastica. Originaria dell'Asia centrale viene coltivata in molte parti del mondo La pianta raggiunge un’altezza che varia tra 1 e 5 m. E' una pianta dioica (dal greco di, “due”, e oikos, “casa”), che vuol dire che ci sono fiori maschili sulla pianta maschio e fiori femminili sulla pianta femmina, e sono piante diverse tra loro, ha una radice detta fittone e le foglie sono opposte, picciolate e palmate. 

I fiori sono riuniti in racemi ascellari in quella maschile e sono di un colore bianco-giallognolo che giunti a maturazione rilasciano il polline prima di morire. Mentre i fiori della pianta femminile sono composti da un calice contenente un ovulo pendulo e da uno o due pistilli che si sviluppano su fitte e corte spighette.

La fibra si ricava dalla corteccia fibrosa che riveste il fusto cavo della pianta di entrambi i sessi. Per estrarre le fibre i fusti della pianta vengono prima parzialmente decomposti, quindi essiccati, fatti a pezzi, questo per separare le parti legnose da quelle fibrose. In Cina era coltivata già nel III millennio a. C., mentre in Europa fu introdotta molto più tardi. Ora é coltivata in tutte le regioni a clima temperato umido, richiede terreni soffici, profondi, permeabili e ben concimati ma cresce anche in condizioni molto sfavorevoli. 

La pianta della canapa è molto produttiva la sua coltivazione e quasi priva di fertilizzanti rispetto alla pianta del cotone. Inoltre la sua fibra è molto più robusta e resistente, oggi l’industria manifatturiera riesce ad ottenere un filato molto sottile con il quale si possono ottenere morbidi tessuti.

La Juta è una canna fronzuta alta circa 4 metri che si coltiva su terreni umidi con un clima molto caldo, soggetti ad inondazioni.   Circa l'80% della produzione mondiale di Jita è concentrata tra India e Bangladesh nel delta del Gange. La juta è una fibra tessile naturale, ricavata dalle piante del genere Corchorus Capsularis, inserita nella famiglia delle Tiliacee.

Inizialmente si utilizzava per la produzione di corde, ma nel 1822 uno scozzese di Dundee iniziò a trasformarla in filato, così iniziò la lavorazione del tessuto di Juta. La produzione del filato era all’inizio in esclusiva per la realizzazione di sacchi per alimenti. Nella lavorazione dei, fusti delle canne una volta maturi, vengono tagliati e messi in ammollo nell’acqua per tre settimane, per la corteccia macerata inizia la fase dello scorticamento e della battitura, serve a separare la parte fibrosa dal fusto e dalla corteccia. 

La fibra viene poi lavata, fatta asciugare e legata in balle pronte per la vendita al mercato o alle fabbriche locali, dove verrà lavorata e trasformata in un resistentissimo filato. Il materiale di scarto della lavorazioni, viene utilizzato per costruire steccati e capanne nei villaggi, o come materiale combustibile. Della Juta si utilizza tutto: dalle foglie si estraggono principi medicinali e dai semi ricchi di olio, sapone e fertilizzanti. Ottima per l'isolamento dei rumori da calpestio usata nella realizzazione di pavimenti galleggianti su strutture in legno. La fibra in fiocchi è utilizzata per il riempimento di cavità nella muratura. Sotto forma di rete la fibra di juta è utilizzata come portaintonaco. La fibra di Juta è riutilizzabile e riciclabile, nel terreno è un compostaggio essendo una fibra naturale.