Condividiamo la bellezza

Una pianta tante leggende!

Una pianta tante leggende!

Helleborus – Elleboro

Passeggiando per i boschi di faggi e di cerri, nel mese di gennaio è possibile incontrare i fiori dell’elleboro, foglie palmate di un verde intenso, predilige un terreno umido e sassoso, ha fiori campanulati, penduli, di un colore verde acido, fiorisce da dicembre sino a marzo inoltrato. L’elleboro, helleborus, appartiene alla famiglia delle ranunculaceae, è una pianta di origine Asiatica.

La tradizione del mondo contadino, vuole che scoprire la nascita di un elleboro tra i campi coltivati, abbia un significato profetico, sperare in un raccolto abbondante, a secondo la quantità delle piante d’elleboro trovate nel campo.

Un esempio di tale credenza si riscontra nel poeta Orazio (65 a.C. – 8 a.C.) il quale consigliava di recarsi sull’isola di Anticitera (isola greca tra Creta e Cerigo),  luogo in cui cresceva l’elleboro. Dell’indovino Melampo mito greco, scriveva Galeno, che tra i Greci suoi contemporanei nessuno era tanto ignorante da non conoscere, neppure per sentito dire, la storia delle figlie di Preto re di Argo che l’indovino aveva guarito dalla follia. Le giovani figlie Preto, giunte all’età delle nozze, erano state punite con la follia per aver mancato di rispetto ad una divinità. La terapia adottata da Melampo per curare la pazzia delle figlie del re fu d’utilizzare erbe curative, da lui scoperte come il decotto delle radici dell’elleboro.

L’elleboro è stato utilizzato per secoli a scopi magici o pseudomedicamentosi, come appunto la cura della pazzia. Molti filosofi greci lo utilizzarono per indurre uno stato ipnotico, adatto alla meditazione, o curativo per ridare il senno ai folli. Si dice che fu usato per curare anche Ercole, reso pazzo dalla dea Era. I Greci lo hanno utilizzato per vincere le guerre, avvelenando le armi e i pozzi d’acqua dei nemici.

Streghe e adepti nel Medioevo usavano l’elleboro nei riti esoterici, preparando pozioni e unguenti che servivano a creare l’invisibilità nelle notti del sabba; esso aveva un’azione anestetica e narcotica, soprattutto il rizoma e le radici, dovuta alla presenza di un glucoside, l’elleborina, era simbolicamente associata alla capacità della pianta polverizzata di rendere invisibili le persone. Gli alchimisti con le foglie essiccate preparavano un elisir di lunga vita riuscendo ad ottenere effetti simili a quelli ottenuti con la pianta del digitale. L’elleboro, è molto irritante, a questo scopo era usata come pianta starnutatoria, per espellere, attraverso gli starnuti, spiriti e malattie.

Una leggenda narra che una pastorella figlia di un pastore era intenta ad accudire il gregge del padre in un pascolo vicino Betlemme, quando vide degli altri pastori che camminavano speditamente verso la città. I pastori in quella notte che era nato il bambino Gesù stavano andando a rendergli omaggio portandogli dei doni. La pastorella si mise alla ricerca di un dono da portare al bambino Gesù, ma essendo molto freddo non riusciva a trovare nessun fiore. Iniziò a disperarsi e quando abbassò gli occhi si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime rose di un colore rosa pallido, un angelo che aveva assistito si pose vicino alla bambina e dalle sue lacrime spuntarono due rose, che la bambina raccolse per portarle come dono. Essendo un fiore che fiorisce nel periodo invernale è legato alla Natività Cristiana, chiamato anche rosa di Natale.

Ancora oggi è usata in India come pianta divinatoria, si usa bruciata accanto al letto delle partorienti, affinché gli dei entrino nella mente del neonato, per aiutare il parto e renderlo più veloce. Anche se nelle più antiche tradizioni popolari e nelle leggende l’elleboro è stato tenuto a lungo in grande considerazione, oggi il suo estratto è vietato. Il suo nome deriva dal termine greco elleboros, termine formato da due parole che tradotte significano far morire e nutrimento, tale nome lo deve per le sostanze contenute nella pianta, infatti, l’elleboro è una pianta velenosa e per questo è legata a molte leggende!