Galio, flagello di Dio?

di Sara De Zucco


Che tipo! Chioma sempre ordinata in verticilli e fusto squadrato, dal carattere coriaceo e un po' rasposo. È un arrampicatore sociale, uno di quelli che usa gli altri per accaparrarsi, lesto, le risorse migliori e non c'è altro modo per definirlo: un opportunista, assolutamente infestante!

Vi presento il Galio. Famiglia Rubiaceae, parente della montana Asperula, della Robbia e, in terre lontane, della pianta del caffè.

Al genere Galium appartengono erbe annuali e perenni, con fusto tetragono e foglie sessili, lineari-lanceolate o ellittiche con apice mucronato, riunite in numero di 6-12 a livello dei nodi. I fiori minuti (2-4 mm) hanno corolla tubulare, bianca o gialla, e sono riuniti in infiorescenze composte, a cima o a pannocchia. Negli ambienti antropici (coltivi, pascoli o campi abbandonati), ma anche in siepi naturali e radure boschive, laddove cioè il suolo sia mediamente fertile, comunemente il Galio Attacamani (Galium aparine L.) ed il Galio Tirolese (Galium mollugo L.) si elevano abbarbicandosi alle altre piante, che depredano di luce e risorse del suolo. Sono considerati tenaci infestanti da combattere con ogni mezzo e infestanti sono davvero: a crescita veloce, intensa fruttificazione e facile disseminazione; i frutti (mericarpi: frutti che a maturità non liberano il seme, ma rappresentano essi stessi gli organi di dispersione) hanno creste o uncini che ne favoriscono l'ancoraggio ad ignari passeggeri, complici involontari della loro diffusione.

Eppure anche il Galio, tanto aborrito da orticoltori e giardinieri maniaci dell'ordine convenzionale, ha le sue virtù: la tradizione di pianta usata per cagliare il latte è insita nel nome (dal greco "gála, gálaktos"=latte, per la presenza nei tessuti vegetali dell'enzima che induce la coagulazione del latte) e le proprietà tintorie della radice sono note da tempo immemorabile. I giovani germogli sono commestibili e dalle proprietà depurative; lo sanno bene i nostri animali domestici, che se ne cibano in caso di malessere. I frutti erano in uso come surrogato del caffè.

Indirettamente la pianta torna utile proprio ai suoi disprezzatori, essendo l'ospite ideale della larva della Sfinge del Galio, Macroglossum stellatarum L., lepidottero della famiglia degli Sfingidi. Il Galio, suo malgrado, è pasto prediletto della vorace larva, che in circa venti giorni completa il suo sviluppo e si trasforma. Di giorno la farfalla vola freneticamente di fiore in fiore, rivelandosi un eccellente impollinatore; non perde tempo a posarsi per suggere il nettare, si nutre restando per pochi attimi sospesa sul fiore, in moto stazionario, battendo le ali ad una frequenza di 70-80 battiti al secondo. Questa abitudine e la morfologia dell'addome, robusto e terminante con un ciuffo di peli timonieri, ricordano il colibrì, motivo per cui la specie è anche nota come Sfinge Colibrì.

La spiritromba particolarmente lunga, a cui si deve il nome del Genere (macroglossa=grande lingua), consente alla Sfinge del Galio di raggiungere i nettàri che sono sul fondo di fiori dal calice lungo e stretto, che la Sfinge potrà così fecondare a differenza di altri insetti pronubi, dalla proboscide poco sviluppata. Orto/floricoltori capiscano che la presenza di una bella ed importante farfalla nei propri orti/giardini vale qualche Galio a bordo campo!

Le specie tipiche di ambienti poveri, garìghe e prati magri ed aridi, come Galium verum L. e Galium corrudifolium Vill. hanno un aspetto più "gentile": perenni, rizomatose, crescono come basse erbe tappezzanti dalla consistenza rigida e coriacea, con fusti sottili e foglie minute e lanceolate. Dalla tarda primavera iniziano ad assumere un portamento eretto, ascendente e sviluppano lunghe infiorescenze a pannocchia, dense di fiorellini. In un prato le dense pannocchie gialle del Caglio Zolfino (Galium verum L) fanno la loro bella figura. Sono le specie più indicate per realizzare bordure ed angoli rocciosi fioriti, purché associate a piante che resistano alla loro invadenza. Il Caglio Zolfino, in particolare, essendo adattato alle condizioni ambientali più estreme (suolo povero di risorse, sassoso o sabbioso), qualora venga coltivato in mancanza di privazioni si affretta ad occupare tutto lo spazio possibile: aggira l'incertezza ed il tempo insiti nella fecondazione, fruttificando senza la formazione del fiore. Questo fenomeno, non infrequente nelle piante opportuniste ed invasive, è l'apomissia, il corrispettivo della partenogenesi nel regno animale (la formazione dell'embrione avviene senza fecondazione, direttamente da una cellula della pianta madre. Il seme produrrà una pianta geneticamente identica alla genitrice). Per goderne la bella fioritura è, quindi, importante "mantenerlo a dieta".

Nel fitto intreccio di fronde del Galio, ragni che non tessono tele trovano nascondiglio per tendere il loro agguato alle malcapitate prede. Il Ragno Napoleone (Synema globosum Fabricius) deve il nome al disegno sull'opistosoma (l'addome degli Aracnidi), che ricorda la figura di Napoleone. Oltre al piacere per l'osservatore di ammirare quel contrasto di colori (giallo o rosso e nero), il Ragno Napoleone ed i ragni in generale contribuiscono a controllare le popolazioni di insetti, quelli utili ma anche i tanti che vivono a spese delle nostre colture, rivelandosi degli efficienti alleati nella Lotta Biologica.