Un giardino naturale

Il giardino naturale, inteso come giardino secondo natura o giardino spontaneo, sembrerebbe poco compatibile con il concetto originario di "giardino": un "ambiente cinto da mura, destinato alla ricreazione e al passeggio"; in altre parole, un costrutto ad uso e beneficio dell'uomo. Eppure è possibile, se si pensa a spazi calpestabili e aree dove la natura può trovare più libero sfogo e se si considera che il disegno originario può cambiare nel tempo. Infatti, il giardino naturale ha insita una spiccata dinamicità e spetta al giardiniere dirigere questi cambiamenti.

In questa rubrica mi impegno a far conoscere le piante erbacee spontanee e, in base alla biologia di ciascuna, suggerirò come utilizzarle in giardino.

La mia idea è quella di un giardino che sia il più vicino possibile ad un ambiente naturale: che utilizzi specie vegetali spontanee autoctone o introdotte da tempo remoto e naturalizzate, in ogni caso specie biologiche e non cultivars, e che tenti di ricostruire un ecosistema.

In questi termini, il giardino naturale è per quanti siano disposti ad accettare che una pianta perenne durante le stagioni avverse entri in riposo vegetativo, spogliandosi di foglie, ingiallendo o seccando completamente nella parte aerea; oppure, per certe specie, che si abbia una sola fioritura l'anno (tante cultivars sono, invece, particolarmente generose).

La gestione del nostro bioma deve essere volta a tutelare la fertilità del suolo e la biodiversità di flora e di fauna, il che comporta di non ripulire l'area di coltivazione da tutte le "erbacce" opportuniste e di accettare una soglia minima di danno alle nostre colture da parte di insetti o altri piccoli animali selvatici (è pur sempre un giardino, non un parco naturale!). In breve, il giardino spontaneo è un giardino naturalmente imperfetto!

Un campo abbandonato non è un giardino naturale, ma è un'utile fonte di ispirazione e...di semi. Guardati intorno e cerca i luoghi dove meno marcata è l'influenza recente dell'uomo, gli ambienti sfruttati e poi dimenticati (i "residui", usando la definizione del paesaggista e botanico francese Gilles Clément) o anche solo i luoghi più riparati, ad esempio il microhabitat a ridosso di un muro. In questi ambienti potrai trovare un universo di piante spontanee, che nulla hanno da temere se raffrontate a tante belle cultivars o specie esotiche. Tra le specie che annunciano la primavera, Lamium maculatum e Ajuga reptans si allargano a macchia, intrecciandosi reciprocamente senza mai soverchiarsi e rappresentano una gioia per tanti insetti melliferi e per i nostri occhi.

 Appartengono entrambe alla famiglia delle Lamiaceae (o Labiatae: la corolla del fiore si compone di una parte prossimale a forma di tubo e di una parte distale a forma di labbra), amano un ambiente fresco e moderatamente umido, con buona disponibilità di nutrienti. Su un suolo tendenzialmente argilloso, che per sua natura tende a trattenere l'acqua meteorica ed è dotato di una discreta fertilità chimica, mantenere una buona dotazione di sostanza organica e scegliere un'area di coltivazione moderatamente ombreggiata è quanto sufficiente a garantirne la colonizzazione. In una comunità di erbacee, il Lamio e la Bugola si estendono in maniera strisciante verso gli "anfratti" a loro congeniali.

Lamium maculatum

Lamium maculatum
Lamium maculatum

Lamium maculatum è anche detto falsa ortica macchiata, per una macchia bianca sulla lamina fogliare (ho preso a considerare la presenza della macchia sulle foglie mature un indice di benessere della pianta, dal momento che ad un eccesso di umidità del suolo la pianta risponde insofferente emettendo rametti gracili e con foglie verde chiaro uniforme, senza macchia), è un'erbacea perenne (emicriptofita scaposa) tappezzante che radica ed emette nuovi germogli ai nodi dei fusti prostrati. I numerosi fiori sono riuniti in verticilli lungo infiorescenze spiciformi apicali. Ogni fiore ha il calice allungato; la corolla ha il tubo che sporge oltre il calice, il labbro superiore è concavo, ricurvo e color malva; il labbro inferiore è bilobato, a margine sfrangiato, bianco con evidente maculatura purpurea. La fioritura, nelle condizioni migliori di temperatura e umidità, può protrarsi per un lungo periodo. L'impollinazione è mediata da insetti, in particolare api e bombi. Il tubo della corolla è normalmente conformato per permettere l'accesso anche al bombo; ma se il passaggio risultasse troppo stretto il bombo non si perderebbe d'animo e, rodendo calice e tubo corallino dall'esterno, raggiungerebbe i nettàri. In questo caso, però, il vantaggio sarebbe solo per l'insetto perché il fiore non verrebbe fecondato. Alla disseminazione provvedono attivamente le formiche, attratte da una sostanza oleosa che ricopre il seme: questo può rappresentare un problema, qualora si intendesse fare incetta di semi del Lamio; le formiche ci batterebbero sul tempo.

Tra i Lamium questa specie è l'unica a gradire un ambiente non eccessivamente ombroso. Consiglio di avere molta attenzione a non eccedere con le irrigazioni e di coltivare su un suolo ben drenato e dotato di sostanza organica (i composti umici trattengono naturalmente l'acqua, mantenendo il suolo umido quanto basta). Se il caldo ed il secco rappresentano una minaccia per la sopravvivenza del Lamio Macchiato, il freddo ed il gelo lo lasciano indifferente. È una specie molto diffusa, che al sud Italia può crescere fino ai 2000 m s.l.m. 

Ajuga reptans

Ajuga reptans
Ajuga reptans

L'Iva comune o Bugola è un'erbacea perenne stolonifera (emicriptofita reptante), che al riparo dal sole intenso tende rapidamente a formare densi tappeti di foglie lucide, verde brillante, dalla forma a spatola allungata, riunite in rosette basali. In primavera si ergono, numerose, le infiorescenze spiciformi, dense di fiori riuniti in verticilli. Le corolle blu-violetto hanno il tubo pubescente, il labbro superiore è ridotto o manca del tutto (ajuga, dal latino significa "senza giogo"; si riferisce all'assenza del labbro superiore) ed il labbro inferiore è trilobo, col lobo mediano più grande. L'impollinazione avviene prevalentemente tramite ditteri e imenotteri, attratti dal nettare di cui abbondano i fiori.

La Bugola è pianta molto comune nei prati fertili e non può mancare in un giardino naturale sia per la sua elevata versatilità, adattandosi tanto all'ombra quanto a posizioni luminose, che per la facilità di coltivazione, l'abbondanza di fiori e perché tanto amata dalle api.