Marula

L'albero della Sclerocarya birrea (A. Rich.) Hochst., della famiglia Anacardiaceae. comunemente chiamato Marula, si trova principalmente a nord della foresta pluviale africana, corre dalla Mauritania al Senegal, all'Eritrea, all'Etiopia, all'Uganda, al Kenya e alla Tanzania settentrionale e comprende altre tre sottospecie. Le principali differenze tra queste sottospecie sembrano basarsi principalmente sulle foglie e non influiscono realmente sugli usi delle piante. 

Il frutto della Marula ha una storia lunga millenni, in un sito di 1000 anni fa nel Parco Nazionale di Mapungubwe (ora patrimonio dell'umanità) sono stati trovati resti del frutto che indicano il suo consumo. La distribuzione di questa pianta  in tutta l'Africa e il Madagascar, in conseguenza alla migrazione dell'etnia bantu è stato un elemento importante per la loro alimentazione, lungo un arco di tempo di diverse migliaia di anni. 

La Marula è un albero con foglie decidue, di media e grandi dimensioni ha un tronco eretto con la corteccia marrone chiaro dall'aspetto melange, arriva fino a 17 mt di altezza e ha una chioma arrotondata. Le foglie sono imparipennate con apice fogliare, alterne sui rami, glabre con margine dentato solo su quelle giovani, sono più fitte sui rami apicali e rade lungo i rami. Le foglie giovani sono di un marrone rossastro, la lamina delle foglie mature è verde scuro lucido sopra, blu-verde, più chiaro sotto, diventano gialle prima di cadere.

A differenza degli altri popoli dell'Africa subsahariana, i bantu erano agricoltori e conoscevano la lavorazione dei metalli, caratteristiche che li rendevano ottimi colonizzatori, permettendo loro di adattarsi a diversi contesti ambientali e climatici. Nella tradizione dell'uso di questa pianta troviamo anche l'uso propiziatorio, data la particolarità dell'albero con fiori dioici, la corteccia polverizzata veniva utilizzata dalle donne per determinare il sesso del nascituro. Se una donna incinta desidera avere una femmina, veniva usata la corteccia dalla pianta femminile e per avere un maschio usavano la pianta maschile. Anche i semi duri della marula venivano usati come dadi divinatori.

I fiori sono dioici (con parti maschili e femminili su piante separate) o monoici (fiori separati maschili e femminili presenti sullo stesso albero). I fiori compaiono prima o insieme alle nuove foglie e le gemme sono di un rosso intenso e si sviluppano a racemi. I fiori maschili sono in racemi lunghi 5 - 8 cm o in ascelle fogliari. I fiori femminili sono solitari o in piccoli gruppi - di 2-3, verso le estremità dei rami. Gli insetti impollinatori, dai fiori maschili trasportano il polline sui fiori femminili, tra settembre e novembre.

Varie comunità africane usano il frutto della Marula, da generazioni per curare ipertensione, dissenteria, diarrea, malattie gastrointestinali, scorbuto e diabete. La parte interna della corteccia è usata per applicazioni dirette su infezioni della pelle causate da bruchi irritanti. L'infuso di  parte della corteccia è inoltre applicato alle punture degli scorpioni e sui morsi dei serpenti. I semi sono ricchi di proteine, con un contenuto particolarmente elevato di acido glutammico, e di grassi. L'olio estratto dai semi contiene più del 20% di proteine ed è ricco di saponine (1% circa). 

Il frutto sferico o di forma ovale è una drupa carnosa, con un seme, racchiuso in un endocarpo pietroso, lungo fino a 5 cm. La pelle coriacea è spessa come il mango, copre la polpa bianca che a sua volta copre la dura pietra legnosa, al cui interno si celano 2-3 semi, ognuno dei quali si sviluppa nella propria camera. Il frutto diventa giallo sul terreno dove matura. Raramente anche un fiore maschile si sviluppa in un frutto. Il frutto è coriaceo, coperto di macchie e ha un odore di trementina quando è maturo. Ognuna delle 2-3 cellule sviluppa un singolo seme simile a una noce. Arrivano a maturazione tra dicembre/marzo.

La polpa bianca del frutto ha un effetto dissetante ed è ricca di vitamina C, con una consistenza mucillaginosa dal sapore dolcemente acido, utilizzato per fare marmellate, gelatine, viene fermentato per fare una bevanda alcolica dal nome Amarula, anche una birra conosciuta come Mukumbi dal popolo Vhavenda.

Il frutto caduto, inizialmente non maturo, viene consumato da elefanti, scimmie, babbuini, rinoceronti, istrici, scoiattoli, antilopi e zebre. ha sugli animali un effetto inebriante. Facoceri e pappagalli rompono il nocciolo interno per mangiare i chicchi, la parte più morbida e  dal sapore di una noce.

Dai semi, macinati si produce una farina, ogni seme contiene 28% di proteine e si estrae un olio resistente all'ossidazione, utilizzato per cucinare, composto dal 64% di acido oleico, il 17% da acido miristico che è un acido grasso che lo rende simile all'olio di oliva ma con una stabilità 10 volte maggiore.

Elefanti, antilopi, giraffe, zebre e molti altri animali amano mangiare le foglie, l'albero è molto fruttifero e nutre una grande quantità di esseri viventi, inclusi gli umani. Lo stadio larvale della bellissima falena africana verde Argema mimosae si nutre di foglie di marula.

A volte nelle foreste si trova un albero con una ferita profonda, probabilmente causata da un guaritore tradizionale che ha raccolto materiale per uso medicinale.

La corteccia fresca viene utilizzata anche per preparare un colorante malva, rosa, marrone o rosso, il colore varia a secondo i mordenti, la gomma dell'albero è ricca di tannino, mescolata alla fuliggine si usa come inchiostro.

Il taglio dell'albero di Marula non è permesso in quanto è un tabù tagliare alberi da frutto, in Zimbabwe, Sudafrica, Namibia e Malawi, l'abbattimento di Marula è proibito.