Uomini che dipingono i fiori:

Andy Warhol 

di Maria Grazia Morsella

"(...) 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.

29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro." (...)

Matteo 6,25-33

Andy Wharol (Pittsburgh 6/08/1928-New York 12/02/1987) è stato un artista poliedrico ed iconico: pittore, scultore, grafico, designer regista, esponente di spicco della pop-art, rivoluzionario, discusso, contraddittorio, amato e disprezzato nello stesso tempo.

Il suo personalissimo concetto dell'arte era legato all'osservazione dei processi commerciali della nascente società dei consumi: come una bibita o una zuppa che potevano essere acquistate e consumate nello stesso modo da un re o da un operaio, anche l'arte sentiva il bisogno di diventare "commerciabile", accessibile non solo ad una élite di persone, ma a chiunque desideri esserne fruitore.

Per questo promosse le sue grafiche su tela, riproducendo oggetti destinati al consumo di massa o personaggi dello star system, con immagini molto stilizzate, colori immediati, riproduzioni multiple realizzate con stampa serigrafica.

Innovativo anche il suo concetto di studio d'arte: fonda la "Factory", uno spazio per artisti in quotidiano co-working. Fermenti, idee innovative, intuizioni, sperimentazioni, tutto condiviso e rielaborato non senza conflitti e contrasti ma in un ambiente potenzialmente molto creativo nel quale si sono fatti strada artisti del calibro di Keith Haring e Jean Michel Basquiat. La Factory era concepita come un vero spazio ideologico, dove l'arte era considerata uno stile di vita e dove i giudizi per i comportamenti immorali o eccessivi erano sospesi in quanto espressione di un'esistenza vissuta in funzione della creatività. 

Al di là della grande abilità di provocare, della quale aveva fatto un'arte, Andy Wharol era, nel quotidiano, molto credente, un cattolico praticante dedito al volontariato e alle opere di beneficenza. E un uomo profondamente spirituale, ecologista ante-litteram che guardava alla natura e ai fiori come fonte di ispirazione per elaborare opere che trasmettessero al suo pubblico un messaggio inequivocabile e profondo.

Nel 1964 la rivista Modern Photography pubblicò una fotografia di Patricia Cauldfield che riproduceva degli ibisco colorati, catturati in una fioritura spontanea nel cuore della natura. Andy Wharol rimase folgorato: la bellezza spontanea e non artificiale dei fiori che erompe dall'immagine con una semplicità che nessun pittore poteva imitare; l'idea di una bellezza effimera nella sua durata, però eterna grazie al ciclo di rinnovamento della natura; l'intuizione che la frenesia dei ritmi quotidiani aveva distolto l'uomo dal fermarsi ad osservare il miracolo della natura per essere ridotto in catene dagli idoli del consumismo; tutto questo portò Andy a dedicarsi ad un progetto che trasformò la Factory in una vera fabbrica, in una catena di montaggio per la produzione di 900 tele serigrafate in cui furono riprodotti, dopo un processo di astrazione e sottrazione, gli ibisco della fotografia.

Nel 1964 a New York presso la galleria d'arte di Leo Castelli, Wharol espose 900 serigrafie che rappresentavano i "suoi" fiori: essenziali, sgargianti, contemporanei. Il fiore era rappresentato come valore assoluto in contrapposizione a tutto ciò che era effimero e legato al consumismo; in una società superficiale in cui le persone per essere anticonformiste dovevano seguire mode "preconfezionate" dettate dai programmi televisivi, la natura è il solo punto fermo, inequivocabilmente eterno.

Tra i contemporanei che parteciparono da spettatori alla mostra, molti osservarono che la galleria sembrava un giardino meraviglioso. Le opere furono tutte vendute.

Il fiore rimase uno dei soggetti più amati dall'artista proprio per la capacità intrinseca di incarnare dei concetti molto profondi pur "vestendo i modesti panni" della semplicità.

"Credo che avere la Terra e non rovinarla sia la più bella forma d'arte che si possa desiderare".

Andy Wharol.


Approfondimenti:

 Michel Nuridsany

Andy Wharol

La biografia

Lindau edizioni